Diritti e rovesci

Immagine tratta dal sito Altroconsumo.it

Dedico questo post a Irene, che sulla pagina FB dell’appello AIB La notte delle biblioteche ha scritto «prima che sia troppo tardi… digitalizzate tutto!».

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«Buongiorno, vorrei prendere in prestito questo dvd». Il bibliotecario prende in mano la custodia e inizia a ispezionarla come un funzionario della polizia scientifica. Cerca la data di pubblicazione. «Sono spiacente ma il dvd non può andare in prestito, non sono trascorsi 18 mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione. Lo dice la legge sul diritto d’autore». L’utente strabuzza gli occhi e senza dire una parola prende il dvd e si riavvia allo scaffale. Si presenta dopo due minuti con un altro dvd. Il bibliotecario lo ispeziona e poi, visibilmente in imbarazzo, farfuglia: «Mi spiace ma neanche questo dvd può andare in prestito. Vede, la data di pubblicazione è 2010… ». L’utente fa notare che si tratta di un film degli anni sessanta. «Ha ragione, ma l’editore ha pubblicato dei contenuti speciali e nell’incertezza preferiamo non rischiare».

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Il ragazzo sta per iniziare a fotocopiare il volume. Sopra la macchina copiatrice campeggia un cartello che avverte: «la riproduzione delle opere della biblioteca è consentita, nei limiti del quindici per cento di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità, esclusivamente per uso personale». Mentre appoggia il piatto sul vetro sente alle sue spalle la voce del bibliotecario che dice: «Sono desolato, ma gli spartiti musicali non si possono fotocopiare a meno che non siano di pubblico dominio. Lo dice la legge sul diritto d’autore ». Per la cronaca, il pubblico dominio scatta trascorsi settant’anni dalla morte dell’autore. La musica è sottoposta a un regime speciale, una sorta di 41bis della cultura, carcere duro. Perché? mistero… Mentre si allontana, il ragazzo sente il bibliotecario mormorare: «Chissà se in amministrazione hanno pagato il contributo alla SIAE per le fotocopie».

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La biblioteca organizza una iniziativa di promozione alla lettura rivolta ai bambini. Si legge un libro, si fa un laboratorio e poi merenda. Il bibliotecario attende con ansia che gli portino il permesso SIAE. Perché? Secondo la legge sul diritto d’autore, le letture effettuate in pubblico sono sottoposte alla riscossione del piccolo diritto letterario, anche se la finalità è la promozione culturale. Bisogna andare in agenzia, dichiarare l’evento, farsi fare un preventivo, versare un acconto e solo a quel punto si è in regola. Anche se si legge in pubblico un solo libro si versano almeno 82 euro alla SIAE, che poi li distribuisce agli aventi diritto. Terminata la lettura, devi tornare alla SIAE entro 5 giorni e saldare.

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La biblioteca del Politecnico ha chiesto l’invio di un articolo contenuto nell’ultima annata di un e-journal. Il bibliotecario sta per inviare il file con la posta elettronica. Poi ci ripensa e risponde alla biblioteca che farà le fotocopie e le spedirà con la posta ordinaria. Perché?  Nell’epoca di internet le licenze di abbonamento spesso non consentono la riproduzione con mezzi diversi dalla fotocopia, xerocopia o sistema analogo. La legge sul diritto d’autore non prevede eccezioni a favore delle biblioteche.

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L’Assessore vorrebbe digitalizzare tutte le opere fuori commercio presenti nelle collezioni della biblioteca e renderle accessibili nel sito web istituzionale. Il bibliotecario gli ricorda che non è possibile, perché la legge sul diritto d’autore prevede esclusivamente, per le opere ancora soggette a tutela, la possibilità di caricarle sui terminali della biblioteca, purché la consultazione sia rivolta a singoli individui, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, e i terminali abbiano tale unica funzione e solo a patto che le opere non siano soggette a vincoli derivanti da atti di cessione o da licenza.

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Il bibliotecario vuole modernizzare il servizio e gli piacerebbe prestare gli e-book. Scopre che il prestito digitale è qualcosa di diverso da quello cartaceo. La copia di un libro si acquista ed è per sempre, si può prestare a chiunque per una durata che viene decisa dalla biblioteca. Un e-book no: la biblioteca paga per acquistare i diritti di accesso e anche per ogni consultazione, quando scade il termine deciso dal rivenditore scatta la protezione e addio lettura. La legge dice che il prestito dei libri effettuato dalle biblioteche costituisce eccezione al diritto d’autore. Il prestito di quelli di carta, intendo. Per gli e-book bisogna aspettare, per ora c’è questa specie di noleggio e accontentarsi.

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Morale: il bravo bibliotecario prima che un esperto conoscitore di libri deve possedere l’abilità di un giurista per destreggiarsi fra le maglie del diritto d’autore, regolato in Italia da una legge – la 633/1941, che il 22 aprile ha compiuto settant’anni. Auguri, li dimostri proprio tutti! Altro che digitalizzare…

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 8.11.2011
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2 risposte a Diritti e rovesci

 
Commenti
 
  1. Daniele Pitrolo scrive:

    Questi aneddoti sono avvilenti, sì. Eppure non concordo sul fatto che la legge dimostri sessant’anni (del resto non li ha, dato che è stata rinnovata e rivista significativamente), direi piuttosto che dimostra l’alacre e tenace lavoro di un ristretto gruppo di individui di ridurre le libertà e le possibilità di fruire delle opere senza che ogni atto generi un pagamento. L’ABI deve essere controparte e rappresentare l’interesse della più ampia comunità dei fruitori e sollecitare una maggiore equità nella normativa. Buon lavoro!

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