Bibliotecari per caso

Come si diventa bibliotecari? La domanda non prevede risposte univoche. Per quanto mi riguarda è stato un caso. Studiavo per diventare musicologo e per mantenermi agli studi, invece di dedicarmi alle lezioni private ho iniziato a lavorare in una biblioteca comunale. A Rozzano, hinterland milanese, dove mi avevano affidato la sezione ragazzi e i rapporti con le scuole: organizzavo iniziative per promuovere la lettura, assistevo gli studenti nelle ricerche ma soprattutto orientavo i giovani lettori nella scelta dei libri. Mi sentivo una sorta di guida indiana, mi pareva di avere una responsabilità enorme perché quelle piccole menti si affacciavano al mondo sconfinato dei libri, pronti ad esplorarlo con l’entusiasmo della fantasia. Ad accompagnarli in quel viaggio c’ero io. Credo sia stato il sapore di questa esperienza a farmi appassionare al mestiere di bibliotecario. Mi sentivo un privilegiato, nel mio piccolo. E poi, naturalmente, c’erano i libri, fidati compagni di strada. Diciamo che è difficile diventare un buon bibliotecario senza amare i libri e soprattutto senza leggere (una regola che contempla eccezioni: ne riparleremo in settimana). La passione per la lettura e il fatto che fossi uno studente di lettere sono gli unici requisiti che mi sono stati richiesti. Certo, avevo fatto il mio bravo esame di biblioteconomia, ma è come dire di voler giocare a Wimbledon avendo preso qualche lezione di tennis. Il resto l’ho imparato sul campo, sei anni di gavetta e numerosi corsi di aggiornamento organizzati dalle REgioni e dall’AIB prima di entrare definitivamente nei ruoli. Era il 1994, i concorsi ancora non si erano estinti.

Frequentando l’ambiente mi sono accorto che la maggior parte dei colleghi, anche quelli più noti, era approdata in biblioteca per le vie più varie, avendo alle spalle generalmente studi umanistici; qualcuno aveva frequentato corsi biennali professionalizzanti, teoria e pratica insieme. Ero un bibliotecario di provincia e può darsi che in istituzioni più blasonate, come le università e le grandi biblioteche storiche, le cose andassero diversamente.

Ma allora in Italia si diventa bibliotecari per caso? Dipende. Per quanto riguarda la formazione, non esiste una scuola che rilasci la patente di bibliotecario, così come non esistono percorsi di studio codificati ai quali le università si debbano attenere. In Francia, dove lo stato è orgogliosamente centralista e la pubblica amministrazione è uno dei suoi assi portanti, esiste una scuola superiore – l’ENSSIB, École nationale supérieure des sciences de l’information et des bibliothèques – che seleziona la classe dirigente delle biblioteche transalpine. Chi esce dall’ENSSIB si fregia di titoli riconosciuti in tutto il paese, ma soprattutto è preparato ad affrontare la sfida di lavorare in una biblioteca (o di dirigerla). Nei paesi anglosassoni ogni università che si rispetti ha un dipartimento LIS (Library and Information Science) che impartisce tutti gli insegnamenti utili per l’avviamento alla professione. Teoria e pratica laggiù vanno a braccetto.

In Italia, le università che prevedono corsi di laurea magistrale con indirizzo archivistico-biblioteconomico insegnano molto bene la biblioteconomia, la bibliografia e la bibliologia, preparano storici del libro e dell’editoria ma non bibliotecari. Servirebbe più attenzione per le discipline tecniche e gestionali e per le tecnologie. Purtroppo l’accademia – una parte, almeno – continua a non avere molto feeling con le pratiche professionali.

A chi voglia procedere in direzione ostinata e contraria, segnalo la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell’Università di Roma “La Sapienza”, il Master biennale di II livello in Archivistica, Biblioteconomia e Codicologia dell’Università di Firenze e la Scuola di biblioteconomia della Biblioteca Apostolica Vaticana. Chi accede a questi insegnamenti non diventa bibliotecario per caso (anche se non è detto che lo diventi nei fatti, data la situazione generale…) ma a seguito di studi rigorosi e specialistici.

Chi continua a diventarlo casualmente è invece il dipendente pubblico che spesso viene buttato ai lupi – cioè in biblioteca – da altri uffici senza la minima preparazione, per ragioni che nulla hanno a che fare con la competenza e molto con l’improvvisazione o peggio. Questa è la prima causa di morte delle biblioteche e della professione bibliotecaria, ma anche quella di un Paese che sta per soccombere sotto il peso della propria inefficienza, con buona pace della retorica sulla meritocrazia. Vive l’Italie!

 

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 6.11.2011
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4 risposte a Bibliotecari per caso

 
Commenti
 
  1. Maria Francesca Stamuli scrive:

    Giusto per esaustività, eccone un altro, il Master si II livello dell’Università di Siena sul libro antico e per la formazione del bibliotecario:

    http://www.mla.unisi.it/

  2. Cristiana Piccoli scrive:

    Bravo Stefano,
    Mi ricordo di te tanti anni fa nella nostra biblioteca e ti ammiravo.
    Complimenti per il tuo percorso e soprattutto per il tuo amore per i Libri e la Lettura.
    Buon tutto
    Cristiana

  3. lorenza scrive:

    sono una ex-biblotecaria per caso. da bambina giocavo a fare la bibliotecaria con tanto di schede catalografihe e cartellini dei libri, imitavo la bibliotecaria che frequentavo allora a luino con mio padre. poi dopo la delusione dell’univaìersità ho lavorato e studiato per diventare bibliotecaria alla scuola ial-cisl. maestri bravi e preparati, carlo carotti, le catalogatrici della braidense, roberto zappa che ci ha insegnato la disciplina e l’ordine del compagno dewey e tanti altri che mi hanno saputo trasmettere la passione per la pubblica lettura. poi i concorsi e finalmente il lavoro tanto sognato. e ora tutto spazzato via da ignoranza e denaro e mi ritrovo a passare da un ufficio ll’altro in un piccolo comune dove devo dimostrare quotidianamente di non essere ignorante, incapace e maleducata. perchè è noto a tutti che i bibliotecari sono i rifiuti delle pubbliche amministrazioni. continuate a lavorare per dimostrare il valore di un buon bibliotecario e forse un gorno tornerò tra i mie colleghi.
    inshallah
    lorenza

  4. laura scrive:

    Sono felice che i’ impegno, la dedizione, la costanza che hai sempre dimostrato in tutto cio che hai fatto ti abbiano in questi anni premiato e che tu abbia oggi finalmente raggiunto un traguardo di cui andare sicuramente fiero. Certa che questo sia solo l’inizio di una splendida carriera, assolutamente meritata, di un uomo la cui curiosità, voglia di conoscere, di approfondire e di credere fermamente promuovendo genuinamente con i valori e le competenze che gli appartengono, lo porteranno ancora più in alto. Complimenti di cuore. Laura.