Bibliotecari del futuro

Di fronte ai cambiamenti radicali che stanno investendo il mondo del libro e dell’informazione per via della rivoluzione digitale, è legittimo chiedersi se in futuro, quando tutta l’informazione e la conoscenza prodotte dall’uomo saranno accessibili attraverso connessioni remote, esisteranno ancora i bibliotecari.

La mia risposta è affermativa, anche se nulla sarà più come prima. Nessuna delle professioni del libro sarà risparmiata dallo tsunami. Chi non saprà riconvertire il proprio ruolo adattandosi a giocare funzioni diverse con strumenti differenti, chi non rinnoverà le proprie competenze in vista di nuove specializzazioni è destinato a soccombere o a giocare un ruolo sempre più marginale.

Luca Ferrieri ha scritto che «gli editori dovranno fare un po’ i bibliotecari e le biblioteche diventeranno editori, o saranno loro partner. Librerie e biblioteche dovranno collaborare per realizzare nuovi servizi (di consulenza, di mediazione, di ricerca) che saranno sempre più necessari ai lettori».

L’espansione gigantesca di internet a riempire ogni spazio e a comprendere ogni testo renderà vitale disporre di mappe e carte per orientarsi in questo oceano sterminato. I bibliotecari, che da sempre selezionano, catalogano, descrivono la conoscenza al fine renderla reperibile e utilizzabile, hanno le carte in regola per diventare i cartografi dell’era dell’informazione in rete. A patto che sappiano trovare il coraggio di gettarsi nell’agòne, che sbarchino sulla rete per colonizzarla con le loro competenze, per offrire risposte qualificate, servizi di orientamento, valore aggiunto al popolo del web. Serve piantare bandierine, costruire le prime basi spaziali, iniziare ad abitare la galassia in maniera organizzata. Ma iniziare a farlo subito, senza indugio. I bibliotecari possono essere i costruttori del web semantico, una bella formula non ancora tradotta in realtà da nessun motore di ricerca, da nessun robot, o le guide per chi ha bisogno di essere accompagnato nell’esplorazione del web e nella ricerca di informazione potabile.

Ciò non significa che diventeremo invisibili o ci ritireremo dietro monitor scintillanti. Le biblioteche in mura ed ossa continueranno ad esistere, perchè la conservazione della memoria del passato non è solo questione di bit; ma soprattutto perchè i territori continueranno ad avere bisogno di luoghi come le biblioteche, dove persone di tutte le età si incontrano, interagiscono, imparano, si divertono e godono di una molteplicità di occasioni culturali.

Affinché questa prospettiva conservi un valore nel tempo è necessario che la qualità della proposta si mantenga elevata: non alta cultura ma spazi belli, curati, accoglienti, personale cortese e preparato, disponibile a sostenere e ad orientare, capace di guidare e di affiancare. Questo è lo spartiacque, il punto fermo, il confine invalicabile, altrimenti la retorica delle piazze del sapere finirà per assimilare le biblioteche a semplici luoghi di svago o d’incontro, da far gestire con la buona volontà piuttosto che con professionalità: volontari e associazioni al posto di bibliotecari professionali. La tentazione in tempo di crisi è forte e molte avvisaglie di questa tendenza già s’avanzano a passo di carica.

Al termine di una settimana battuta dai venti della crisi di borsa e dalle piogge torrenziali, che hanno messo fuori gioco il governo e sommerso l’Italia, vorrei salutare i Faber-lettori esprimendo un auspicio. Che il futuro primo ministro mostri di tenere in maggior considerazione che in passato il ruolo della cultura e la dignità di chi ne ha fatto una professione, anche se le risorse sono poche e in futuro potranno essere anche meno. Ne ha la statura, ne ha soprattutto facoltà.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 12.11.2011
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