Apple, Amazon e i libri in mandarino

Tutti gli editori che hanno fatto qualche passo nella produzione di app per iPad o iphone sanno bene che uno dei principali freni alla crescita di questo mercato per il loro settore è sicuramente il costo di realizzazione, ancora molto alto rispetto al prezzo medio di vendita su app store.

Ma proprio l’app store credo sia un fattore limitante altrettanto importante. Se è vero infatti che virtualmente una app può essere acquistata in qualsiasi momento in ogni parte del mondo, l’indicizzazione per categorie creata da Apple è così generica e povera da rendere praticamente impossibile trovare quello che cercate se non conoscete il nome della app o del produttore.

Lavorando su app di fotografia, ci siamo chiesti quale tra le varie categorie dell’app store, fosse quella giusta per noi come prima scelta. Per chi non avesse dimestichezza con l’app store, ci sono 21 categorie che vanno da “giochi” a “libri” a “musica” fino a “meteorologia”. Le due categorie tra cui scegliere erano “libri” e “foto e video”.

In “libri” ci sono ad oggi 23769 app che possono essere ordinate per nome, rilevanza o data di pubblicazione e si va dai libri per bambini, ai fumetti ad un’infinità di libri dedicati alla Bibbia. Oltretutto, sfogliando liberamente le pagine di ricerca dedicate alla categoria, seppur nello store italiano, la lingua che si incontra più frequentemente è il mandarino.

App Store: una pagina della categoria "libri"

Nella categoria “foto e video” ci sono 3342 app, per lo più si tratta di applicazioni per elaborare o raccogliere le proprie foto ma alcune delle più note app editoriali di fotografia sono qui: da Eyewitness del Guardian al World Press Photo fino a 50Greatest Photographs of National Geographic. Quindi, come è chiaro, l’indicizzazione è un’arma spuntata e gli editori che vogliono promuovere la propria app devono rinunciare a uno degli strumenti a loro più congeniali: il marketing sul punto vendita.

Questo comporta un completo ripensamento delle strategie di promozione per chi decide di sperimentare questo mercato poiché diventa indispensabile portare i possibili acquirenti direttamente sulla pagina di acquisto della propria app, usando landing page e altri strumenti tipici del web marketing.

Il punto è proprio questo: la digitalizzazione dei contenuti editoriali non investe solo il formato dei contenuti ma anche e sopratutto le professionalità, le competenze e i flussi di lavoro di una casa editrice.

L’errore che fanno molti editori è proprio quello di sperimentare la produzione di una singola app promuovendola con strumenti tradizionali di marketing e ufficio stampa. Gli alti costi di produzione si ammortizzano solo pensando da subito ad una serie che permetta di spalmare su diverse app l’investimento iniziale. La promozione deve usare nuovi strumenti, linguaggi e competenze.

Lo sviluppo del mercato editoriale resta però legato alla capacità di Apple di creare nel proprio store strumenti di marketing più raffinati, copiando magari quello che sta facendo Amazon per le app sviluppate su piattaforma android. Amazon ha portato la grandissima esperienza maturata nel mercato librario nelle app rendendo più facile sia per chi vende sia per chi compra trovare facilmente quello che cerca.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 30.11.2011
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