…la gola giù e aperta…

Durante questi giorni di vacanza, ho la possibilità di riflettere sulla mia professione, anche in previsione di un nuovo inizio di corso per nuovi allievi. Sono ancora un idealista e grazie alla musica un entusiasta!

Mi ha fatto molto piacere aver ricevuto una mail a casa, da uno studente di terzo anno della seconda scuola dove insegno da tanto tempo, soprattutto canto, tre ore la settimana, ad una classe di 21 allievi attori. Lo scritto dice:

“… volevo renderti partecipe del fatto che molto probabilmente ho capito come fare a tenere tutta la gola giù e aperta, quando canto e parlo, quindi sono molto felice, e nei prossimi giorni perfezionerò anche la canzone A chi. Grazie! Ps. Se mi accorgo di aver scoperto una stupidaggine e che non funziona, ti avviso prima, ma dovrei farcela. A presto.

Queste poche righe testimoniano il mio lavoro e la rivoluzione sensoriale/attitudinale che si chiede lavorando sull’emissione vocale. L’allievo, ovviamente usa già la sua voce nel quotidiano, come chiunque, ma ad alto costo di intensità e durata di emissione, per una cattiva abitudine di basculare il collo e il mento in avanti, quindi con lo spostamento anche di poco dell’asse colonna/cervicale, e un atteggiamento della bocca casuale, ha sempre accusato difficoltà sia nel declamare concitato che nel cantare note più acute delle abitudinarie.

Nonostante sia al terzo anno di lavoro, finalmente, obbligato da una scadenza, si è deciso ad affrontare la difficoltà di meccanismo muscolare/attitudinale, senza più supplire in qualche modo, o ingannare non solo l’ascoltatore, ma soprattutto se stesso. Bisogna imparare a lavorare con energia e ottimalità d’emissione vocale, attraverso l’allenamento di esercizi e quindi brani di repertorio da approntare per il pubblico: monologhi, dialoghi, scene, canti di gruppo, canzoni ecc ecc.

Questo futuro attore ha talento per il teatro, ha fantasia e una certa follia per personaggi e ruoli, è veloce nell’improvvisare, sa ascoltare, se vuole è un poeta in scena, insomma è dotato per qualsiasi richiesta di lavoro sul palcoscenico e finalmente si è deciso a “provare” anche tecnicamente a migliorare, “da solo”, dopo molteplici richiami e prove con me, per altro soddisfacenti, ma solo per breve tempo.

Le sue parole “… ma dovrei farcela” mi hanno rincuorato. Ce la farà?

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 1.11.2011
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