Ventitré anni d’Egitto

La prima volta che sono stato in Egitto era l’estate del 1988. Ero laureato da pochi mesi e facevo parte della Missione Archeologica dell’Università di Roma. Sergio Donadoni, il mio professore e direttore della stessa, mi fece prendere la nave: dovevo rendermi bene conto di quanto distante l’Egitto fosse dall’Italia.
Partii in campagnola con il Professore Sergio Bosticco dell’Università di Firenze. Ci imbarcammo sull’Espresso Egitto a Venezia e toccammo Dubrovnik, non ancora bombardata, Atene, Creta e, infine, raggiungemmo Alessandria. La corsa per la strada che attraversa il deserto, l’ingrandirsi davanti ai miei occhi della Piramide di Cheope e poi il Cairo. Ripartimmo, attraversammo il Medio Egitto e raggiungemmo Luxor.
Qui le condizioni di vita erano a dir  poco precarie. Il paese era afflitto da una profonda povertà e lo zucchero necessario per i tè mattutini era acquistato al mercato nero. Prigionieri cinesi stavano completando gli argini in pietra e cemento della riva orientale. Le comunicazioni erano possibili grazie a un telefono posto nella sala da pranzo dell’alberghetto dove alloggiavamo.

Da allora mi sono successe tante cose e altrettante ne sono successe all’Egitto. Ho preso un aereo TWA carico di marines che andavano a combattere in Kuwait. Ho girato con la moto per la Riva Ovest di Luxor priva di turisti. Hanno istallato telefoni a scheda magnetica di marca giapponese. Ho tremato al boato dell’esplosione che ha fatto saltare le auto di un ministro e della sua scorta. Ho avuto paura a girare per le strade del Cairo: ogni straniero poteva essere un bersaglio. Ho visitato la Valle dei Re senza incontrare anima viva. Ho cominciato gli scavi nella Tomba di Harwa. Sono stato il primo a riuscire a inviare una email dalla Riva Ovest di Luxor dopo una settimana di tentativi. Ho visto la carcassa bruciata dell’autobus di turisti tedeschi davanti al Museo Egizio di Midan el-Tahrir. Nell’attentato di Deir el-Bahari sono rimasti uccisi due guardiani che conoscevo. Mi sono trovato a essere l’unico visitatore nella sala del tesoro di Tutankhamon. I telefonini sono arrivati anche in Egitto e la prima SIM me l’ha regalata Olga. Ho attraversato le sale deserte e a luci semispente di Fiumicino il 5 ottobre 2001. Sono tornato ad aggirarmi per i monumenti di Luxor semivuoti. Ho affittato un appartamento al centro del Cairo. Ho ricominciato ad attraversare il Medio Egitto per raggiungere Luxor. Hanno iniziato a distruggere le colorate case di fango e paglia della Riva Ovest di Luxor. Sono riuscito a realizzare un sogno: Casa Italia, una residenza decente e permanente con tanto di connessione ADSL per la Missione Archeologica Italiana a Luxor che dirigo.

 

Tramonto di luna piena visto da Casa Italia

Hanno continuato a distruggere i villaggi della Riva Ovest a trasferire e stipare le famiglie in case prefabbricate senz’anima.
In ventitré anni l’Egitto è cambiato, si è evoluto, non sempre per il meglio. E’ diventato un paese sempre più ricco, anche se la povertà non è diminuita di conseguenza. Poi è arrivata la rivoluzione del gennaio scorso.

Ora l’autunno è tornato. Il sole continua a essere ancora abbastanza caldo da consentirmi di scrivere queste righe seduto al tavolino del portico di casa. Sarebbe ora di partire per una nuova missione all’Ovest di Luxor. Motivi familiari mi impongono di rimandare fino all’inizio di dicembre. Anche se non ci fossero, preferirei aspettare. Ieri ho sentito su Internet una mia “vicina di tomba” spagnola  (scavano accanto a quella di Harwa). Soltanto cinque missioni archeologiche sono riuscite a ottenere i permessi per lavorare a Luxor. Pare che il Consiglio Superiore delle Antichità egiziano sia nel caos più totale.

In questi ultimi tempi le domande che mi vengono rivolte più di frequente riguardano la situazione dell’Egitto attuale. Cos’è cambiato? Cosa succederà? Non vedo un grande cambiamento: prima c’era Mubarak e i militari; ora ci sono soltanto i militari. Molti egiziani chiedono una reale applicazione delle riforme promesse. Il numero degli oppositori in carcere sembra superi ormai  la decina di migliaia.
Quello che succederà lo si saprà all’indomani delle elezioni di fine novembre, se si terranno. Le notizie che mi arrivano dal Cairo non sono confortanti.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 18.10.2011
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