Un breve commento alle parole dell’Indignato quadrimillenario

 

Il testo del Papiro di Berlino 3024

Ho lasciato volutamente senza commento la traduzione del testo tratto dal Papiro di Berlino 3024. Ho voluto che queste parole sedimentassero qualche ora o soltanto qualche minuto nello spirito di quanti di voi si sono soffermati a leggerle. Sono state scritte quattromila anni fa eppure trasmettono emozioni e sensazioni di un’attualità sconvolgente. Non è condizione del vivere contemporaneo questo senso opprimente e claustrofobico di impotenza di fronte a una situazione dove ogni via di fuga sembra preclusa?

Prima di cominciare questo blog mi ero preparato sette domande alle quale rispondere in altrettanti interventi. Le avevo scelte tra quella attinenti la mia professione che mi vengono rivolte più di frequente. Ho cominciato a rispondere alla prima (“Perché sei diventato egittologo?”) sabato pomeriggio. Dalla Rete sono però cominciate a giungere le immagini e le notizie di quanto stava succedendo a Roma. A un certo punto ho dovuto chiudere il collegamento. O scrivevo o ascoltavo.
Domenica ho corretto quanto avevo scritto e ho pubblicato il mio primo intervento.
Volevo passare al secondo, ma mi sono tornati in mente i fatti del giorno prima e le interviste ad alcuni partecipanti alla manifestazione. Così mi sono improvvisamente ricordato de L’uomo stanco della propria vita, uno dei componimenti più celebri della letteratura egizia. Sono andato a cercare il testo geroglifico. L’ho ritradotto lasciandomi trasportare dagli echi degli eventi di questi giorni e l’ho riproposto.
Nonostante siano vecchie di quattromila anni quelle parole descrivono alla perfezione lo stato d’animo contemporaneo.

“A chi posso rivolgermi oggi?”

Credo che ognuno di noi si sia posto questa domanda in questi ultimi mesi. E non è forse vero che sembra non ci sia più nessuno di cui ci si possa fidare? E non sembra profetica la menzione a “l’uomo che dovrebbe provocare risentimento con le sue azioni riprovevoli” e che “fa invece ridere tutti con il suo comportamento scorretto e cattivo”?

Potrei continuare. Lascio però volentieri ogni commento a chi lo fa per mestiere. Io sono un Egittologo e il mio compito è quello di esumare, preservare e far conoscere le testimonianze del passato, siano esse inestimabili per il loro valore intrinseco oppure per il loro significato spirituale. L’uomo stanco della propria vita rientra in questa seconda categoria.

A conclusione vi invito a rileggere le parole di questo ‘indignato vecchio di quattromila anni’. Anzi… Fate una cosa che non si fa più da tempo: imparate il testo a memoria, o almeno assimilatene i concetti principali e usateli. Sì, proprio così, usateli. Vi saranno utili.
Alla civiltà egizia, d’altro canto, lo sono stati: ha continuato a prosperare per altri duemila anni…

 
Commenti (3) Trackback Permalink | 17.10.2011
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3 risposte a Un breve commento alle parole dell’Indignato quadrimillenario

 
Commenti
 
  1. marcolinorules scrive:

    Grazie, davvero, per le belle parole che ci ha regalato. Sia quelle antiche che quelle nuove scritte da lei

  2. claramarina scrive:

    incredibile come parole di 4000 anni fa possano essere ancora così attuali……

  3. anna scrive:

    Molto bello il testo del papiro (nonché il suo commento).
    Mi sono permessa di pubblicarlo – spero che non le dispiaccia – anche nel mio blog.
    Bella anche a vedersi la scrittura del papiro, che potrebbe apparire quasi gioiosa. È l’ambiguità della poesia, che, anche quando dice realtà amarissime, riesce consolante perché innalza la vitalità, accende una luce, avvicina tra loro persone lontane nel tempo e nello spazio, che si credevano sole.
    Grazie.