Ottenere la vita eterna

L’altro ieri ho seguito l’ultima delle video-conferenze dedicate alle Radici della cultura occidentale su Corriere.it. C’era Eva Cantarella che parlava dell’origine del concetto di responsabilità nell’antica Grecia, basando le sua affermazioni sui poemi omerici.

Sette secoli prima dell’Iliade e dell’Odissea gli egizi avevano già superato questo concetto e elaborato un sistema per scaricarsi da ogni responsabilità. Ecco come.

Libro dei Morti di Any, illustrazione del Capitolo 125 del Libro dei Morti: il dio Anubi pesa il cuore del defunto © British Museum

Il Capitolo 125 del Libro dei Morti è uno dei testi più famosi dell’antico Egitto: è quello relativo al giudizio dell’anima. Il defunto è condotto al cospetto del dio Osiride, giudice supremo che dovrà sancire il diritto alla vita eterna. Il cuore, secondo gli egizi sede di intelligenza e memoria, è posto sul piatto di una bilancia. Se risulterà essere più leggero della piuma di struzzo che simboleggia la giustizia, il defunto sarà riconosciuto innocente. In caso contrario sarà preda della Divoratrice di cadaveri, un essere mostruoso che attende a fauci spalancate ai bordi della scena. Attesa vana. Il capitolo 125 spiega per filo e per segno come passare indenni attraverso il giudizio.

Libro dei Morti di Any, illustrazione del Capitolo 125 del Libro dei Morti: il dio Thoth trascrive l'esito del giudizio, alle sue spalle la Divoratrice di cadaveri © British Museum

Nel Capitolo 125 del Libro dei Morti il defunto recita la cosiddetta “dichiarazione di innocenza” con la quale nega di avere commesso ingiustizie o ogni qualsivoglia azione contro etica e morale.
Chi è però davvero completamente innocente? Qualche peccato, seppur veniale, tutti lo hanno commesso in vita. A porre rimedio ci pensa un altro capitolo del Libro dei Morti, il trentesimo di regola inciso su amuleti a forma di cuore, collocati all’interno della cassa toracica delle mummie:

O cuore di mia madre, cuore di mia madre,
o mio cuore della mia essenza
non metterti contro di me come testimone,
non ricusarmi nel tribunale,
non rivoltarti contro di me in presenza del guardiano della bilancia.
Sei tu il mio ka che è nel mio corpo, lo Khnum che ha dato vigore alle mie membra.
Comportati bene dove ci troviamo!
Non infangare il mio nome davanti alla congrega che ha creato gli uomini nella carne.
Andrà bene a noi e andrà bene al giudice. Sarà gioioso il responso. Non dire il falso!”

Essendo sede dell’intelletto e della memoria il cuore, una volta posto sul piatto della bilancia, avrebbe infatti potuto lasciarsi scappare qualche parola di troppo e fare accenno a piccoli peccati, seppure di poco conto, commessi dal defunto in vita. Il Capitolo 30 del Libro dei Morti serve invece a far capire al cuore, con lusinghe e minacce neanche troppo velate, che è forse meglio tacere.
Ricusare ogni responsabilità e comprare il silenzio di chi sa.  Anche in questo caso la civiltà egizia si dimostra di un’attualità sconvolgente. Purtroppo.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 21.10.2011
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Una risposta a Ottenere la vita eterna

 
Commenti
 
  1. rosi scrive:

    il comportamento dell’uomo nonostante il trascorrere dei millenni non cambia. Tende sempre a riproporre gli stessi schemi, se le distanze temporali aumentano, gli schemi comportamentali si semplificano e divengono più chiari, ho letto il bel testo proposto con interesse, trovando la strategia di pensiero dell’antichità interessantissima e coerente alla luce del vivere attuale, complimenti per aver saputo cogliere nel testo del tempo passato uno spunto di riflessione attinente al tempo moderno. Le immagini sono bellissime, affascinante la figura della divoratrice di cadaveri dalla testa di coccodrillo.