Isola e musica

Erano trent’anni che non trascorrevo in Sardegna quattro mesi di fila.
Ho preso la nave il 10 giugno con famiglia e macchina appresso e ritorno ora, dopo centoventi giorni intensi e ricchi trascorsi nell’Isola a suonare e insegnare, vedere e imparare, incontrare, viaggiare e dialogare.
Mesi talmente intensi e ricchi da dovere ritenere quest’esperienza la più importante della mia vita artistica e umana.
Non si è trattato solo di suonare o di respirare l’emozionante esperienza di “!50” in occasione del mio cinquantesimo compleanno. Perché per cinquanta giorni di fila in cinquanta luoghi magnifici e con cinquanta gruppi differenti ho potuto vivere un’esperienza pregnante e poetica che forse non vivrò più con la stessa profondità. Esperienza a volte dura ma sempre intensamente “sarda” nel senso più globale e contemporaneo del termine.
Si è trattato di un viaggio alla D.H. Lawrence quando cento anni fa i luoghi dell’Isola diventavano le mille stazioni di una scoperta continentale perché la Sardegna è sempre più un Continente vario ed articolato che la rende unica e globale per sua vocazione autoctona e forse atavica.
La sorpresa è stata scoprire una regione sconosciuta e inaspettata fatta di luoghi normali e di gente normale, che crede nel futuro della nostra terra e nella terra investe per lasciare un segno concreto, un insegnamento e un monito per figli e nipoti. È la Sardegna che non ha età e divisioni. In questi mesi ho visto pastori declamare poesie a memoria, medici piangere davanti agli ammalati, tzie recitare rosari che erano melodie scolpite come una dea madre di Nivola. Ho visto donne al centro del mondo in borghi dai nomi mai pronunciati e sindaci coraggiosi capaci di cambiare il mondo amministrando paesi di poche centinaia di anime. E poi pietre e pietre ancora. Massi che parlano della storia passata e di glaciazioni remote, di bronzo e di ossidiana.
E poi muri a secco e altri muri. Gialli di stoppie alla Van Gogh e territori infiniti che fino a ieri erano bellissimi e che oggi sono carbonizzati dalle fiamme degli incendi che ogni estate colpiscono la Sardegna e che sono imputabili quasi totalmente alla mano dell’uomo.
Uomo che avvelena le terre e i cieli con le polveri chimiche, con i gas dei poli chimici e petrolchimici e con i tank arrugginiti dimenticati nei poligoni militari dove la gente muore di mali oscuri.
C’è una Sardegna malata di potere e di soldi ma c’è fortunatamente un’altra Sardegna viva capace di dire la sua con coraggio e determinazione ma soprattutto con i fatti più che con le parole. Quelle che i sardi dispensano agli amici quando sono riconosciuti tali.
Perché se c’è un mondo più vasto l’Isola ha l’ambizione di raccontare se stessa ancor prima di tracciare il perimetro delle coste dell’Europa e dell’Africa dalle quali si dipanano sogni e speranze. Quelle buone, si intende.
Ho voluto iniziare questa settimana di blog parlando di un’isola. Perché questa può essere il centro del mondo come tutte le cose che si hanno dentro.
È anche grazie alla musica che la permea che si può rappresentare l’uomo nella sua complessità.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 2.10.2011
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Una risposta a Isola e musica

 
Commenti
 
  1. nicola scrive:

    paolo dovresti farti venire più spesso in sardegna,la tua presenza quà da speranza a tanti, hai una grande credibilità, ergiti a capo della rinascita sia in senso economico che culturale della nostra isola..grande paolo a presto