Il Gran Concerto

Si chiama così, Il Gran Concerto.   la trasmissione che passa alle 21.45 su Rai Yo yo, il programma tematico della nostra televisione nazionale dedicato ai bambini. Bello. Anzi bellissimo. Tredici puntate ideate (udite udite) da Raffaella Carrà e Sergio Japino e condotte dal bravissimo Alessandro Greco con l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai sotto la direzione del suo primo violino Alessandro Milani, in cui si parla esplicitamente di musica e in particolare di classica senza disdegnare le invadenze negli altri generi.

L’ho vista ieri sera spaparanzato sul divano di casa con il piccolo Andrea che, tra un gioco e l’altro, sbirciava la televisione e i bimbi in studio che diventavano protagonisti e battevano le mani a tempo con il Nabucco di Verdi o la colonna sonora di Mary Poppins.
Pare che il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini ne sia entusiasta e a buona ragione. Perché il programma è veramente bello e lo vedono anche i grandi imparando così molte cose e molti segreti sulla musica classica e sull’Opera che in genere è ostica o destinata alla fruizione dei palchettisti della Scala o delle signore impellicciate del bon ton milanese.

L’unico neo è che il programma è uno dei tanti format che si comprano oggi nei vari paesi. Si definiscono “format” il Grande Fratello e le telenovelas sudamericane. X-Factor e Amici, L’Isola dei Famosi o… non sono uno molto televisivo ma so che il format di Il Gran Concerto è stato comprato (credo da ciò che si evince dai titoli di coda) dagli spagnoli. Evidentemente per le frequentazioni decennali della Carrà alla quale tutto si può dire meno che non riesca nei suoi intenti con grande professionalità.

Peccato che la musica la si sia inventata noi e che Guido d’Arezzo, come ha detto l’altra sera Bollani sempre su Rai Tre, fosse evidentemente di Arezzo che non è né in Spagna né in Norvegia. A pensarci bene a mio figlio, che ha meno di quattro anni, poco importa se il programma è stato comprato da qualcuno o copiato da colleghi d’oltralpe o d’oltre mare. Importa invece sapere che Giuseppe Verdi ha scritto il coro del Nabucco e che la versione mistica di My Favorite Things di John Coltrane sia uno dei brani principali di un famoso film che le nostre madri conoscono bene – Tutti insieme appassionatamente era il titolo italiano – senza magari sapere chi fosse quel Coltrane che suonava uno strano clarino.
Insomma, una cultura frammentata e settoriale intercalata da traffici internazionali di idee. Dalla Spagna all’Italia grazie alla Carrà. Ben vengano i traffici se servono a scardinare la vetusta tradizione dell’insopportabile flauto dolce nell’ora settimanale di Educazione Musicale e a portare i suoni nelle case e nella scuola dell’infanzia.
Certo, fossimo noi i pensatori sarebbe meglio, ma abbiamo già dato in passato con Leonardo e Copernico, Meucci e Marconi, Monteverdi e Puccini.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 6.10.2011
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