“Fare” il musicista o “essere” musicista?

Da piccolo il mio sogno era quello di essere musicista. Non di “fare” il musicista ma di “esserlo”. La differenza è sottile ma molte delle discussioni odierne sullo stato della cultura in Italia vertono secondo me su questa sfumatura che non è affatto irrilevante.

Essere” significa inseguire un sogno, qualsiasi questo sia. E inseguire un sogno significa vivere ciò che piace per dare un senso alla nostra vita interiore. L’essenza dell’essere, il distillato del dentro.
Fare”, nella concezione odierna e occidentale, significa esteriorizzare e dunque apparire, esternare, vendere, mercanteggiare, monetizzare…

Volevo essere musicista semplicemente perché amavo la musica con i suoi suoni e colori.

A dire il vero anche gli odori. Particolarmente quello dell’olio scadente che usavo per lubrificare i pistoni della mia vecchia Orsi da banda e che ormai avevano impregnato totalmente il velluto rosso che foderava la custodia in legno che conteneva la tromba.

Volevo essere un musicista e basta e invece ho fatto “il” musicista e mi sento un po’ in colpa. Perché forse ho perso parte di quella potenziale percezione sensoriale di allora e soprattutto perché fare l’artista oggi in questo Paese è cosa complessa per la quale bisogna chiedere scusa.
Intendiamoci, io non me la passo male, ma se è così, mi chiedo come fanno a tirare avanti tutti quelli – numerosissimi, visto che siamo un paese di santi, poeti (artisti?) e navigatori – la cui strada è sempre in salita.

Il perché di tutto è di certo complesso ma forse neanche più di tanto. Ho una notte intera per pensarci e per provare a formulare una risposta, ammesso che questa esista.

Fortuna vuole che oggi abbia visto sull’inserto domenicale di Repubblica il bel pezzo sulle favole di Sherazade illustrate da Marc Chagall. Se non avrò una risposta mi conforterà sapere che la poesia continua ad attraversare il mondo nonostante tutto.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 2.10.2011
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Una risposta a “Fare” il musicista o “essere” musicista?

 
Commenti
 
  1. elisabetta gazzi scrive:

    Essere o non Essere….Amleto oggi potrebbe contemplare l’Essere o L’Avere perchè la società sembra aver abdicato da se stessa, capitolando verso la meta del possesso. Nel dimenticatoio è finita la nostra sostanza, ciò che ci sostiene, la forma del sogno e del vero. Ci vuole coraggio e fiducia per condividere, per rivelarsi. Il rivelarsi è un atto che avvicina le persone. La poesia, l’essere poetico, è forse una disposizione a rivelarsi… Quello che vorrei è poter raccontare la poesia che è ” dentro” la vita.