Egittologi non si nasce…

Comincio con un ricordo: Carlo Vincenti che dà un calcio all’antologia di italiano.Liceo Ginnasio “Angelo Poliziano”, Montepulciano. Inizio estate 1980. Fine degli esami di maturità. Avrei voluto seguire l’esempio di Carlo, ma sin da piccolo mi era stato inculcato un sacro rispetto per i libri. Di una cosa ero però sicuro: avrei fatto l’avvocato. Quattro anni ancora di sofferenza sui libri, un po’ di praticantato e poi la bella vita. Ma sgobbare ancora sugli odiati e rispettati libri… Quello mai a poi mai! Me lo giurai solennemente mentre Carlo si chinava e raccoglieva quanto rimaneva dell’antologia.

Un trentennio dopo. Sono sempre a Montepulciano. Mi trovo a scrivere circondato, quasi sommerso, dai libri. Ironia del destino… Oppure l’ineluttabile legge del contrappasso.  La cosa più incredibile: mi piace!
Non sono però in uno studio di avvocato, ma nella biblioteca di casa mia.

A due mesi dalla scena raccontata all’inizio mi sono iscritto all’Università di Roma “La Sapienza” (allora si chiamava così) e mi sono laureto (fuoricorso) in Lettere e Filosofia con una tesi in egittologia.

Per anni mi hanno chiesto perché avessi deciso di diventare egittologo. Per anni me lo sono chiesto anch’io. Poi mi è tornato in mente un episodio della mia infanzia. Mia madre maestra che viene a fare una supplenza nella mia classe proprio quando dovevamo studiare gli egizi. Il pomeriggio faccio il furbo e lo passo a giocare (tanto la maestra è mia madre). Il giorno dopo la maestra mi interroga: scena muta. Ricordo ancora le risate dei miei compagni quando mia madre ha minacciato di mummificarmi se l’indomani non avessi saputo gli egizi. Mi sono messo a studiare. L’antico Egitto è diventata la mia fissazione.

L’autore in una foto d’epoca con didascalia autografa

A tredici anni costruivo piramidi e sfingi in riva al mare. A sedici, coadiuvato da fratello, cugina e  un amico, realizzai “Shadizar, la città di 5000 anni fa”, città-castello di sabbia che si classificò sesta in una gara a Donoratico (giudice: Andrea Fabbricatore. Chi se lo ricorda?).

“Shadizar, la città di 5000 anni fa” (Fabbricatore è al centro con il cappellino bianco)

Poi arrivarono la radio privata, il complesso (musicale) e i primi amori. La mia mania per l’Egitto e il mondo antico si andò  gradatamente dissolvendo in una tranquilla adolescenza provinciale, appena sfiorata dai tristi eventi degli anni di piombo.
Un’ossessione è però come una bomba. Esplode per un nonnulla. Basta trovare il detonatore. Nel mio caso: il libro di Paolo Matthiae “Ebla. Un impero ritrovato” regalatomi da mia zia per il mio diciannovesimo compleanno. Ne avrò lette venti pagine in tutto, ma sono bastate. Il giorno dopo (18 agosto 1980) ero a Roma a iscrivermi a “Egittologia”. Non a “Lettere e Filosofia”. Ero giovane, provinciale e ingenuo. Talmente sprovveduto che mi ci è voluto più di un mese per capire che le lezioni che mi interessavano erano già iniziate da un bel pezzo.

Oggi ho cinquant’anni, sono un po’ meno provinciale, rimango abbastanza sprovveduto e sono diventato Egittologo. Lo sono  per dimostrare a mia madre che gli egizi li ho studiati davvero. Forse ho un po’ esagerato, ma tant’é…

 
Commenti (5) Trackback Permalink | 16.10.2011
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5 risposte a Egittologi non si nasce…

 
Commenti
 
  1. Giaccio scrive:

    Caro Francesco,
    questa cosa che hai scritto è bellissima!!!
    Un caro abbraccio
    Giaccio

  2. Diego Mancuso scrive:

    Bravo Francesco, un racconto lieve e convincente! Continua così.

  3. Paola scrive:

    E’ interessante accertare che dietro le grandi scelte della vita c’è del mistero che pochi riescono a decifrare.
    Ma tu con i geroglifici vai a nozze!!! Complimenti !!!!

  4. claramarina scrive:

    anche io avevo letto lo stesso libro su Ebla e poi Civiltà Sepolte e sono arrivata alla specializzazione in Etruscologia (a Milano, sigh sigh triplo sigh). ora lavoro nella pubblicità ma l’archeologia rimane una grande passione da trasmettere ai miei figli.
    complimenti per la conduzione del blog!!!

  5. gilda Boncristiano scrive:

    Ciao Francesco…mi piace quello che hai scritto.
    Anche io da piccola ho coltivato la tua passione, ricordo che comprai il mio libro di archeologia..Champollion, non ricordo il titolo, forse mi scuserai..e poi altri ancora..Ricordo l’emozione quando nel novembre 1999 ci hai fatto entrare per la prima volta nella tomba del re Arwa…quanto ti ho invidiato e ammirato!!! Ma il mio è rimasto solo un sogno nel cassetto…ho fatto altre cose e mi sono rimessa a studiare, come si può dire…da grande! (da vecchia non mi piace!) e a maggio conto di laurearmi…non in archeologia. Ma in compenso lo ha fatto mia figlia! Un abbraccio e un caro saluto a tua madre