È ora di vendere!

Quando il libro ha raggiunto un buon punto di maturazione, bisogna provare a trovargli un editore. Non è detto che sia perfetto, e molte volte l’editore che lo pubblicherà vorrà a sua volta introdurre delle modifiche, ma è comunque “presentabile”. A seconda della forza del testo, della sua qualità, della sua commerciabilità, della situazione del mercato in quel momento, lo si proporrà a uno o più spesso a più editori contemporaneamente.

La cosiddetta “multiple submission” si fa sia per risparmiare tempo (gli editor italiani, oberati da molteplici mansioni e inutilissime riunioni, non sono veloci come i loro colleghi anglosassoni) sia per attizzare una eventuale competizione tra case editrici, che può addirittura sfociare in un’asta e fare così lievitare il prezzo di acquisto – e di conseguenza la forza di lancio in libreria – del libro.

Non sempre alla fine  la “migliore offerta” è quella di chi ha offerto più denaro contante: altrettanto importanti sono fattori quali il prestigio della casa editrice, la sua affidabilità morale e finanziaria e anche la preferenza dell’autore per questa o quella sigla.

L’agente deve aiutare l’autore a valutare tutto questo prima di fare la sua scelta… e poi incrociare le dita. Voglio dire che – anche se l’agente e l’autore possono poi seguire passo a passo l’iter del manoscritto nella casa editrice e fino alla sua pubblicazione – la scelta iniziale di affidarsi a quella casa e a quell’editor è decisiva. Nulla e nessuno conta più di questo rapporto di affidamento, che è la base per tutto il resto.

Un grandissimo editor statunitense, Erwin Glikes, sosteneva che “ogni editor, deve essere l’Editore, e non semplicemente l’editor, del suo libro”. Nonostante l’enorme, e talvolta abnorme, sviluppo del marketing all’interno delle case editrici di oggi, io credo ancora in questa massima.

 

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 23.10.2011
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