Domande senza risposta

Tra le cose che mi vengono periodicamente chieste ce ne sono due che vanno per la maggiore:

  1. chi te lo fa fare? oppure, come si fa a lavorare per Wikipedia?
  2. come si viene eletti nel board di Wikimedia Foundation?

perché in effetti sono quelle a cui non riesco mai a dare una risposta soddisfacente (o perché, come direbbe un amico, le domande sono mal poste!).

La prima è effettivamente la peggiore: non so mai se mi stiano chiedendo perché faccio il presidente di Wikimedia Italia, perché sono anni che racconto in giro i progetti di Wikimedia, o perché più in generale uno decide di fare il volontario per una attività che porta via un sacco di tempo (lavorare per Wikipedia è misleading e cerco di rispondere circostanziando prima la domanda).

Perché in effetti il motivo per cui oggi sono qui a scrivere sul FaberBlog mica è il mio lavoro (!) ma il mio ingombrante hobby: Wikimedia, Wikipedia & co.

Come tutte le cose migliori, ho iniziato per caso: ho letto di en.wiki (l’edizione in inglese) su una newsletter, ci ho fatto un giro, ho scoperto l’edizione in italiano e sono rimasta affascinata all’idea che tutto il sito fosse modificabile e che le mie modifiche fossero immediatamente visibili, senza passare prima per un moderatore che le approvasse. Era il 2003 e it.wiki era piccolina.
Spiegazioni razionali non ne ho mai trovate, è una questione di passione: qualcosa che sta a metà tra l’innamorarsi e il senso del dovere che spinge a fare una cosa perché ce n’è bisogno.
Poi durante la strada ho trovato tanti motivi per restare, argomenti stimolanti, belle persone, idee folli.

Anche per la seconda domanda non ho alcuna reale spiegazione: ancora mi stupisce che una misconosciuta italiana, che aveva fatto molto poco nella comunità internazionale (ma molto per it.wiki), sia stata votata e poi eletta nel board. Tra l’altro candidandosi all’ultimo secondo.
Il 23 giugno del 2007, alla cui mezzanotte scadevano le candidature per il board, io ero a Vicenza per Festambiente, fiera a cui partecipavamo come WMI. Nel corso del pomeriggio, insieme ad un po’ di amici, avevamo letto e commentato le candidature arrivate e ad un certo punto mi ero resa conto che non ero d’accordo quasi con nessuno e che per la prima volta avevo anch’io qualcosa da dire.
Così, in una sfida contro il tempo, ho scritto le mie idee, sono corsa a casa degli ospiti vicentini per scannerizzare i miei documenti (i candidati devono identificarsi presso WMF), ho incrociato le dita per ottenere l’endorsement pubblico di almeno venti persone (altrimenti sarei stata squalificata in partenza) e sono andata a dormire stanca ma divertita da questa mia ultima mattana.
Qualche tempo dopo ci sono state le votazioni e in un momento imprecisato di luglio sono usciti i risultati: ero così sicura che la mia elezione fosse improbabile, che non sapevo neanche il giorno esatto. Mi ha telefonato un amico per dirmelo e io non gli ho creduto, ho voluto controllare online prima di iniziare a capire.
Far parte del board di WMF è stata una delle cose più incredibili, formative e nello stesso tempo odiose che ho fatto; il mio mandato era di due anni, ma dopo un anno mi sono dimessa, perché avevo la sensazione di poter fare molte più cose ed essere più efficace lavorando per Wikimedia Italia.

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 13.10.2011
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2 risposte a Domande senza risposta

 
Commenti
 
  1. martino sacchi scrive:

    “Far parte del board di WMF è stata una delle cose più incredibili, formative e nello stesso tempo odiose che ho fatto”: perché odiose, se posso chiedertelo? :-) )
    martino

  2. Frieda Brioschi scrive:

    Perché io arrivavo da una esperienza di direttivo di una associazione in cui il direttivo sì dirige e dà le linee guida, ma essenzialmente fa cose. Concrete.
    Quando sono entrata in WMF era un momento di transizione: la fondazione passava da un micro ente con un dipendente e mezzo, ad un’organizzazione più strutturata che pian piano è diventata quella attuale. L’Executive Director e lo staff “fanno le cose”, il board si occupa delle linee guida, della direzione.
    In più entravo in un momento in cui serviva un background su cosa era stato fino a quel momento per poter essere di reale efficacia su quel che doveva essere: leggere vecchie mail, rapporti e chiedere non era sufficiente per raccogliere tutte le informazioni necessarie.
    Per questo “odiose”, perché non sono riuscita ad essere efficace come avrei voluto!