Ankh-udja-seneb

Mi abbandona d’improvviso il mio cuore
Al pensiero del tuo amore.

Non consente che mi comporti come una persona:
E’ schizzato via da dove si trovava.

Mi impedisce di indossare la tunica
E non riesco più a vestire il mio scialle.

Non resiste l’ombretto sul mio occhio
E non riesco a profumarmi come dovrei

“Non rimanere qui. Raggiungilo!”
Mi dice ogni volta che lo penso.

Non farmi fare, o cuore mio, follie.
Perché ti comporti da folle?

Fermati e calmati. Il mio amato verrà da te.
Mio sguardo, resisti anche tu!

Non permettete che la gente dica di me
“E’ una donna perdutamente innamorata!”

Resta saldo ogni volta che pensi a lui,
O mio cuore, non mi abbandonare.

Disegno di Marina Comandini

Ho deciso di chiudere la mia settimana di Faber Blog con una delle poesie d’amore del Papiro Chester Beatty I (Pap. BM 10861), databile tra il XII e l’XI secolo a.C. Per dovere di filologia dico che si tratta della Quarta Stanza (Colonne 2.9- 3.6). La traduzione è quella che ho preparato nel 2006 per Solinga, volendo di Marina Comandini, straordinaria artista e amica. La Nefertiti-Grace Jones la dobbiamo alla sua mano ed è il suo commento ai versi.

La poesia del Papiro Chester Beatty, così delicata e trepidante, corrisponde forse di più all’immagine della civiltà egizia che avrei dovuto dare nel corso di tutta questa settimana. Qualcuno l’avrebbe sicuramente preferita. Altri speravano forse di leggere di grandi faraoni e di scoperte straordinarie.
Confesso. Non era mia intenzione scrivere quello che ho scritto. Almeno all’inizio. Il mio fine era quello di rispondere a sette domande che mi ero preconfezionato. Il gioco marzulliano è durato poco. L’impellenza del mondo reale ne ha determinato la prematura fine.

Mi è stato fatto giustamente osservare che stavo dando una descrizione dell’Egitto a tinte fosche e che forse avrei dovuto soffermarmi un po’ di più sull’immagine che porto sempre nel cuore e che mi fa desiderare tornarci, ovunque io sia e qualunque cosa faccia. Vero. Ho anche provato a farlo. Non ci sono riuscito. Ho cancellato non so quanti abbozzi di articoli nei giorni passati.

Internet ci ha cambiati per sempre. Noi Egittologi, e tutti gli studiosi in genere. Non viviamo più al di fuori dal mondo come una volta. Il quotidiano straripa sugli schermi dei nostri computer. Quello che facciamo ne risente. Soltanto qualche anno fa non era così. Quest’evoluzione ha necessariamente portato un cambiamento anche nella nostra percezione dell’Egitto, che è oggi orientata molto di più verso il sociale e l’antropologia. E’ un processo di umanizzazione in cui la cultura faraonica ha perso un po’ del suo splendore, ma ha guadagnato molto in attualità. E da donna a donna, da uomo a uomo oggi ci parla a secoli di distanza.

Non so se ho davvero fatto cultura in questa settimana. Ho cercato di svolgere il mio mestiere. Almeno una delle parti più gratificanti di questo: il momento in cui si racconta agli altri quello che si è imparato. Ho fatto quello che avrei dovuto fare in una mattina d’autunno di tanti anni fa davanti a mia madre-maestra, davanti ai miei compagni di scuola.

Grazie a tutti

Ankh-udja-seneb (“Vita, prosperità e salute“)

 

Disegno di Marina Comandini

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 22.10.2011
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