Le idiosincrasie degli egizi

L’antico Egitto è quasi sempre visto come una terra ammantata di mistero. Questa concezione, ormai radicatasi profondamente nella nostra cultura porta a un fiorire di teorie assurde e stravaganti convinzioni.
Come quella, per esempio, che gli egizi avevano scoperto il modo per reincarnarsi. Non so bene da dove derivi, ma è molto più diffusa di quello che si creda.  Ve lo assicuro ho conosciuto personalmente almeno una decina di Cleopatra, altrettante Nefertiti, un buon numero di Ramesse II, qualche Akhenaton. Una volta, su una feluca, ho avuto persino il piacere  di parlare con Thutmosi III. E’ strano che non mi sia mai capitato di imbattermi in uno degli operai che hanno contribuito alla costruzione delle Grande piramide. E pensare che ce n’erano migliaia….
Queste idee non trovano però corrispondenza in quanto ho studiato. Gli egizi che ho incontrato in questi anni hanno sempre dimostrato di essere assai concreti e soprattutto umani. Niente misteri. Mi spiace.
La dimostrazione? Entriamo nella cappelle funerarie di tre di questi personaggi e  scopriamone, a distanza di anni, le idiosincrasie.
I tre monumenti si trovano sulla Riva Ovest di Tebe; sono stati realizzati tra il XVI e il XV secolo a.C. e sono annoverati tra i capolavori assoluti della pittura egizia.

 

Imenherheb Mahu il millantatore

Cappella funeraria di Imenherheb Mahu (TT 85)

Imenherheb Mahu era un ufficiale dell’esercito che aveva seguito Thutmosi III nelle sue numerose campagne nella regione siro-palestinese. Sull’architrave della sua cappella funeraria ha fatto riprodurre un’impresa di cui si è reso protagonista e che riteneva degna di essere tramandata ai posteri. Le strane piante indicano che il luogo dell’azione è un paese extra-egiziano. Il racconto per è riassunto in un’unica immagine:  Imenherheb Mahu brandisce un bastone e sta per uccidere un canide che sopraggiunge dalla destra con le fauci spalancate. Le dimensioni dell’animale sono un tantino esagerate. Chi, però, a centinaia di chilometri di distanza avrebbe mai potuto confutare le parole del prode soldato?

 

Menna, il “Ranzani” della Riva Ovest

Cappella funeraria di Menna (TT 69)

Menna era uno scriba preposto al conteggio del raccolto. Nella sua cappella funeraria, una delle più note e visitate della Riva Ovest di Luxor, ampio spazio è perciò attribuito alle scene campestri. Tra contadini che spulano e scribi che conteggiano si trova un carro. All’epoca questo mezzo di trasporto era stato da poco introdotto in Egitto e il suo costo doveva corrispondere, più o meno, a quello odierno di una Porsche Cayenne (l’auto del Ranzani di Cantù, appunto).
E’ forse per soddisfare il proprio esibizionismo che Menna ha deciso di farlo rappresentare, con tanto di cavalli frementi, in mezzo ai campi dove le ruote sarebbero sicuramente affondate nel fango. C’è da chiedersi se Menna il carro lo avesse posseduto davvero…

 

Nakht il sadico

Cappella funeraria di Nakht (TT 52)

Nakht era uno scriba-astronomo. La sua minuscola cappella funeraria è famosa in tutto il mondo per  la figura delle tre suonatrici che allietano un banchetto.
Nakht doveva avere un odio feroce verso i contadini. Nella scena canonica del lavoro dei campi, un tema ricorrente in ogni cappella funeraria dell’epoca, scelse infatti di fare rappresentare l’aspetto più duro di questa attività. I contadini sono raffigurati mentre dissodano la terra al bordo del deserto, dove l’inondazione si ritraeva per prima, il sole aveva il tempo di seccare bene il terreno e dove c’era perciò  da rimuovere rovi e spaccare zolle durissime.  Uno dei poveri lavoratori è rappresentato, mezzo clavo, la schiena curva dalla fatica, la pelle riarsa dal sole mentre cerca di far penetrare l’aratro nel duro terreno. Dietro di lui Nakht se la gode seduto all’ombra di un baldacchino.
Il sadismo dello scriba-astronomo si rivela in tutta la sua pienezza comparando la montagna di vivande e bevande che sono accumulate davanti a lui con la brocca, il misero cestino di cipolle e l’unico sacco di pane, destinati a tutti i contadini, a malapena visibili nell’angolo opposto della scena.

 

 
Commento (1) Trackback Permalink | 19.10.2011
Condividi:

Una risposta a Le idiosincrasie degli egizi

 
Commenti
 
  1. Silvia Sacco scrive:

    Ha perfettamente ragione Professore, gli Egiziani odierni parlano della loro storia con la massima semplicità, senza misteri o curiosità strane. Ma quell’atmosfera di mistero aiuta probabilmente gli Egiziani stessi a rendere la loro Terra particolare e sempre affascinante e soprattutto ad attrarre turismo e risorse per continuare scavi e scoperte. Silvia Sacco