Ideologie

«Sono preoccupato dall’ideologia che gira, secondo cui… non c’è nessuna ideologia». Così dice Remo Bodei nel dialogo con Gustavo Zagrebelsky a Piacenza, ad apertura del festival del diritto.
Mi chiedo che conseguenze questo abbia sul mio mestiere. Una casa editrice che nasce su un progetto intellettuale forte come quello di Benedetto Croce, come vive in un’epoca in cui si nega la stessa legittimità delle ideologie? Non è solo che cambiano i mezzi e i modi del lavoro editoriale. Internet, i social network come Anobii, le librerie virtuali come Amazon o Ibs, gli ebook…

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 25.09.2011
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4 risposte a Ideologie

 
Commenti
 
  1. Pietro spadafora scrive:

    no, e’ solo apparente l’eclissi delle ideologie. Oggi chiamiamo con parole diverse le cose, ma l’esigenza di avere sistemi di riferimento, di ispirazione rimane intatta, anzi si rafforza di fronte alla vorticosa accelerazione della vita e delle quotidianità. un editore, in questo, mi pare che qualcosa, abbia da dire e da fare.

  2. paolo scrive:

    si prova quasi emozione a leggere un editore che si pone domande, dubbi, nonostante la forza di quella particolare casa editrice alle spalle. Lei se le pone da editore, io da libraio. Come animali da difesa ci guardiamo attorno, curiosi certo, forse spaventati. Pieni di una domanda a cui non sappiamo rispondere (se ci fosse ancora Pasolini qualche risposta l’avremmo. O forse solo qualche domanda in più…).

  3. Enrico scrive:

    Ideologia, un termine ambiguo che ha cambiato significato nel corso della storia. Ha ragione Spadafora: l’esigenza di avere un sistema valoriale di riferimento rimane intatta, purché ciò non porti al dogmatismo e a travisare la realtà. Dunque per un editore sensibile come Laterza il tutto si traduce in responsabilità e consapevolezza, doti che a me sembrano guidare il suo lavoro

  4. rino nania scrive:

    Ho l’impressione che si divaghi … oggi ciò che manca non l’ideologia che può essere costruita, in evidente sintonia con il “caos” del contesto, ma la titanica volontà di scorgere un orizzonte, ossia l’idea solida di avvertire il “disagio” diffuso ed affrancarlo con un nuovo sogno ! … credo che sia la necessità di una “mobilitazione totale” da coniugare con una diffusa sensibilità, che non significa “buonismo” d’accatto e di facciata con un tanto al chilo di ipocrisia, a rendere il disagio una risorsa per elevare il dibattito delle idee !