Diventare editore

Capita che mi scrivano giovani interessati al lavoro editoriale, chiedendo come si comincia. La risposta è sempre – temo – deludente: non c’è uno standard formativo diffuso come per altri mestieri, ad esempio il medico o l’avvocato. Gran parte dei lavoratori dell’editoria si è formata semplicemente… lavorando: si comincia magari facendo il correttore di bozze all’esterno della casa editrice, poi si subentra a qualcuno che viene pensionato, poi si diventa redattore interno. Un sistema che ha il grave limite di rendere l’accesso assai più difficile a chi non ha buone conoscenze nel giro… un vizio tutto italiano che riguarda anche il mio settore. Naturalmente esiste qualche corso qualificato: ma i numeri sono assai esigui rispetto alle dimensioni del settore.
Ciò non toglie che ci sia anche un turnover forte tra chi lavora nelle case editrici: molti giovani lavorano oggi nell’editoria e saranno loro a gestire nei prossimi anni i cambiamenti tecnologici che investiranno i libri. Molti di questi giovani lavorano in piccole e piccolissime case editrici. Imprese che hanno poche unità dipendenti, in cui si lavora in una logica di equipe, come si fa in un laboratorio scientifico. Il vantaggio dell’editoria libraria rispetto a quella dei quotidiani o (ancor più) della televisione è che ci sono bassissime “barriere all’entrata”: per metter su una casa editrice l’investimento iniziale è molto contenuto. Non solo: è possibile anche per una casa editrice piccola crescere rapidamente grazie magari a un bestseller, che si impone sul mercato grazie solo alla sua qualità commerciale, indipendentemente dalla tiratura iniziale o dall’investimento pubblicitario. Per fare solo un esempio uno dei maggiori successi degli ultimi anni è stato L’eleganza del riccio, pubblicato da E/O, una raffinata piccola casa editrice romana che anche grazie a Muriel Barbery ha fatto un balzo dimensionale…

 
Commenti (3) Trackback Permalink | 27.09.2011
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3 risposte a Diventare editore

 
Commenti
 
  1. Chiara scrive:

    Una curiosità.
    Lei dice, ed è certamente vero, che nella piccola editoria sono presenti “poche unità dipendenti”.
    Molto spesso ho sentito dire che questa condizione è sempre più spesso condivisa anche dalle redazioni della media (grande?) editoria, poiché queste si caratterizzano per l’esternalizzazione di gran parte del lavoro, eccetto l’editing vero e proprio e la scelta dei titoli. È vero?

    • Domenica scrive:

      Cara Cecchetti,
      Si: effettivamente anche medi e grandi editori hanno esternalizzato gran parte del lavoro e dunque intorno a ogni casa editrice ruota una galassia di piccole realtà che collaborano su vari fronti.
      Un cordiale saluto
      Giuseppe Laterza

  2. Bettina scrive:

    Effettivamente gli editori hanno esternalizzato gran parte del lavoro e dunque attorno a ogni casa editrice ruota una galassia impressionante di precari, di cui qualsiasi aspirante a lavorare in questo ambito dovrebbe essere consapevole per tornare coi piedi per terra!