Come si decide cosa pubblicare?

La riunione editoriale per discutere i nuovi progetti si tiene generalmente ogni due settimane. Partecipano la responsabile del programma e gli editor, interni ed esterni. Facciamo un giro di tavola con un progetto ciascuno, da esporre e discutere con gli altri. Ci capita a volte di discutere – a partire da un libro – di temi più generali: dalla politica alla morale, dal rapporto con gli autori a quello con le librerie. Non è mai tempo perso…
Quando un editor è davvero convinto di un progetto, anche se io ho qualche dubbio, lo assecondo: penso che sia giusto e utile far crescere in questo modo il senso di responsabilità dei miei collaboratori, come mio padre ha fatto con me e mio cugino quando eravamo giovani redattori…
Il mio ruolo è anche quello di chiedere proiezioni di vendita: o grazie alle eventuali adozioni o – nel caso di libri di varia – in base a una previsione sul pubblico potenziale. Previsione assai ardua, anche quando l’autore è già sperimentato sul mercato editoriale, perché ogni libro è diverso dall’altro.
Laterza – a differenza di altre case editrici – nasce su un progetto intellettuale (quello di Benedetto Croce) prima che commerciale. Questo fa sì che l’accento nel nostro lavoro in centodieci anni di vita della casa editrice sia caduto sempre più sulle qualità editoriali di un libro che sulle sue potenzialità di vendita. Ma siamo durati tanto anche perché abbiamo tenuto d’occhio anche i conti: ormai da parecchio tempo gli editor ad esempio si sono dotati di un semplice strumento elettronico – che chiamiamo “budget d’iniziativa” che consente loro di avere un’idea della redditività attesa di ogni titolo.
Pensiamo che non si possa pubblicare un brutto libro solo perché vende ma sappiamo anche che a volte occorre rinunciare a uno buono che non ha possibilità di mercato. Dall’esperienza di tante gloriose case editrici abbiamo imparato che l’indipendenza economica è condizione della libertà intellettuale…

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 30.09.2011
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2 risposte a Come si decide cosa pubblicare?

 
Commenti
 
  1. giulia scrive:

    tanti anni fa lavoravo in una casa editrice. ho un ricordo bellissimo di quegli anni. resto convinta che quello di (super junior) editor sia il più bello che io abbia mai fatto. all’epoca i soldi (pochi) mi sembravano un problema. e lo erano, è inutile che ora lo neghi. però quell’energia che viene dal fare onestamente un lavoro intellettuale è impagabile

  2. federica scrive:

    l’indipendenza economica spesso va a discapito della libertà intellettuale..la strategia sarebbe questa quindi: sacrificare la libertà intellettuale per ottenere l’indipendenza economica con la quale potersi permettere di applicare la libertà intellettuale. Non le sembra un serpente che si morde la coda?